ITALIAN POP ART Franco Angeli Tano Festa Mario Schifano. Galleria Di Paolo Arte Moderna & Contemporanea

Un viaggio indietro nel tempo, che riporta agli inizi degli anni Sessanta del ‘900 in quel di Roma, tra il Caffè Rosati, le gallerie La Tartaruga di Plinio de Martiis e L’Attico di Bruno Sargentini, luoghi in cui affondano le radici le esperienze di quegli artisti definiti “maledetti” e afferenti al gruppo chiamato poi da Maurizio Calvesi “Scuola di Piazza del Popolo”.

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Oggi, a Bologna, la Galleria Di Paolo Arte Moderna & Conteporanea, nel solco di una tradizione avviatasi nel capoluogo emiliano nel 1962, che già aveva riconosciuto la straordinarietà di quel flusso artistico, presenta la mostra Italian Pop Art. Franco Angeli, Tano Festa e Mario Schifano”, attraverso lo sguardo dei tre artisti considerati i fondatori del movimento – che tale, invero, non fu –. Schifano funse da cardine attorno al quale il gruppo si concretizzò, seguito da Angeli e Festa, insieme con altri artisti che gravitarono poi nell’orbita dell’Arte Povera, come Kounnellis e Pascali ad esempio. Il Caffè Rosati era il punto di incontro, dove la discussione si intrecciava con Moravia e Pasolini, ma anche con artisti americani come Cy Twombly e persino dadaisti quali Duchamp e Tzara. Tuttavia, ciò che può definirsi come aura pop romana non è una mera traduzione delle esperienze d’oltralpe o d’oltreoceano, bensì, qualcosa d’altro, come lo stesso Tano Festa sancì: “Mi dispiace per gli americani che hanno così poca storia alle spalle, ma per un artista romano e per di più vissuto a un tiro di schioppo dalle mura vaticane, popular è la Cappella Sistina, vero marchio del made in Italy”. È forse in tale pensiero che può racchiudersi la portata della Scuola di Piazza del Popolo, una eccezionale esperienza che portava in sé la volontà del superamento di un accademismo immobile – che trovò in Toti Scialoja un punto di fuga e un riferimento per questi artisti – e la ricerca di un linguaggio che parlasse attraverso i simboli dell’immaginario comune ad una società che stava vivendo la rinascita post bellica, all’insegna di una nuova economia capitalista, un codex teso ad un nuovo abbecedario, che superasse l’idea della semplice provocazione o di una nuova estetica. Quella che oggi è definita “crossmedialità” era, invero, già tracciata da Mario Schifano, nel missaggio tra pittura, fotografia e video, così come anche da Franco Angeli e Tano Festa. Le loro anime, in parte affini, hanno tradotto nelle opere un ricorso alla memoria, personale, sociale, storica.

Mario Schifano, si mosse tra una riscrittura del paesaggio, come denota l’opera Paesaggio Anemico, in mostra, sino a lavori in cui, allusivamente, riportava sulla tela simboli e lettere, facilmente riconoscibili, in foggia di citazione, secondo tecniche di discioglimento del colore, strappo del supporto o in un mèlange di foto su “tela emulsionata”, come nelle opere Video, qui esposte. Per Schifano, grande importanza ebbe la commistione del medium pittorico con quello linguistico, nella volontà di superare il passato e gli schemi pregressi.

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Tano Festa, si formò sull’esempio della pittura gestuale ed informale, interiorizzò la lezione new dada, soffermando il proprio sguardo su oggetti del quotidiano, in una rivisitazione del reale a metà strada tra la storia, le icone monumentali di Roma e gli archetipi del vivere comune, in cui la memoria si fa latrice di una più ampia poetica. Esempi come Persiana, Finestra o la Natura morta del 1970, presenti in mostra, sanciscono tale visione.

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Franco Angeli, l’autodidatta, attuò un superamento dell’informale, condivise con gli altri l’esperienza e il dramma della guerra, avvicinandosi con Schifano alla politica attiva. La sua arte è segnata da tale impegno mediante l’uso di simboli del potere e della violenza, adoperando la tela al pari di uno schermo di memento, come si evince dai lavori qui presenti, virando poi, negli anni ’80, verso una figurazione concettuale.

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“Italian Pop Art” sancisce, dunque, la straordinarietà dell’apporto artistico della Scuola di Piazza del Popolo e la determinazione di una indipendenza da altri linguaggi popular, che trovò in questi tre artisti una incredibile genialità. Tale fermento è ravvisabile tra le opere in mostra – degli anni ’60 e ’70 – che, ancor oggi, sanno dar voce all’attualità.

Testo a cura di Azzurra Immediato

La mostra sarà aperta al pubblico sino al 18 febbraio, dal lunedì al sabato, dalle 9.00 alle 13 e dalle 16.00 alle 20.00

Galleria Di Paolo Arte,

Galleria Falcone – Borsellino, 4a/b 40123 Bologna

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