Elucubrazioni a buffo! de il 7 – Marco Settembre: il libro perfetto in un mondo imperfetto

Elucubrazioni a buffo! de il 7 – Marco Settembre

EdiLet, Edilazio Letteraria

 Elucubrazioni a buffo! il 7 Marco Settembre

 

 

“Un problema non indifferente ‘non so a chi ma comunque a molti’, disse Scapsulo, consisteva nell’individuare fino a che punto ciò che lo circondava fosse ‘strano’ indipendentemente da lui, o se piuttosto non fosse distorto dalle sue eccentriche percezioni. […]”

Ed eccentriche percezioni sono quelle cui dovrete affidarvi per immergervi nella lettura di Elucubrazioni a buffo! il libro de il 7 – Marco Settembre. Scegliere un libro non è cosa semplice; molti si lasciano affascinare dalla copertina, altri dal titolo, altri ancora da quanto scritto sulla IV di copertina. Ecco, il libro di cui sto per parlarvi non ha nulla di stampato sul retro, non una serie di sensazionalistiche citazioni, non un disegno e, credetemi, è un bene, perché la sua lettura deve essere una autentica ed entusiasmante sorpresa.

Tuttavia, in verità, la copertina è un primo passo verso l’opera e, in senso ampio, verso la conoscenza dell’autore: essa accoglie il lettore con una fotografia “Centralina di Sabotaggio” dello stesso il 7 – Marco Settembre, il quale, ecletticamente spazia in modo crossmediale tra le arti figurative e letterarie, introducendo da subito il pubblico in una dimensione altra e peculiare come, nel caso della foto citata, in quella dell’archeologia industriale, rivista e reinterpretata secondo un differente e pregnante concettualismo.

Elucubrazioni a buffo! è un tuffo nel paradosso, una discesa – o salita – nell’universo dell’absurde, dell’ossimoro, dell’equivoco, in cui il sarcasmo e l’ironia sono i fili conduttori dell’arte narrativa del’autore. Dieci racconti brevi, che vanno dal 2002 al 2011 e che sono legati non da una linea temporale, quanto concettuale, un deciso svolgersi dell’azione surreale che, sin dalla prima storia, “Visite inattese”, si delinea in una dimensione irrazionale, fondata su uno stile carico di paradossi, persino di “americanismi” per così dire, di matrice cinematografica, in cui l’incomprensione tra i soggetti attoriali tende ad una ironia sottilmente intellettuale, colta ma indecifrabile; non si ride come ci si aspetterebbe. È, invero, un sarcasmo sottile, non-sense, quello che emerge attraverso inconciliabili evoluzioni di schemi narrativi che, sostanzialmente, non hanno un vero inizio e non una vera fine, restando piuttosto “aperti” ad ipotetici sviluppi successivi, mentre tutto mira e concorre a coinvolgere il lettore ma detronizzando un filo logico ad ogni nuovo passaggio, lasciando l’intera costruzione come sospesa, spingendo la curiosità a voler andare avanti per scoprirne di più.

Das Unheimliche – Il Perturbante freudiano si impadronisce della narrazione, attuando una sorta di corto circuito tra gli ambienti – futuribili, in parte riconoscibili, in parte afferenti a sfere di un surreale portato all’eccesso – e le situazioni descritte e la percezione che l’avido quanto incredulo lettore ne avrà.

Il 7 è, dunque, in grado, mediante una veloce e dinamica scrittura, composta da un linguaggio complesso ma che fa il verso ad una serie di convenzioni letterarie – pur dichiarando la miriade di giochi semantici serissimi ed elucubrativi – di portare con sé nella scena descritta il lettore, il quale si sentirà parte  coprotagonista di un più ampio ed entusiasta universo le cui sorti, confuse dai personaggi e dalle loro complessità ossimoriche, pare dover essere ricomposto e risolto anche grazie all’aiuto di una mente lucida e savia che, dal nostro mondo, provi a darvi nuovo ordine.

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“L’assurdo non è solo una scoperta dei surrealisti, fa parte della vita”

afferma il 7, il cui pseudonimo giunge dal passato, quando quel mondo normale, quello del quotidiano, aveva già intravvisto nel giovanissimo Marco Settembre, una scintilla, quell’intuizione in grado di far osservare il proprio cosmo mediante visioni altre, declinate poi in pittura, in scrittura giornalistica e letteraria, come in maniera dissacrante si può persino intuire da una delle storie del libro, “Dandysmo coatto”. Talune sue certezze hanno trovato piena traduzione in un concettualismo caricato di un visionario esistenzialismo, grottesco e ludico al contempo, un riso amaro condito da esterrefatte metarealtà, in una sorta di commistione di storia e fantasia, reale ed irreale che tracimano nell’underground tipico di certa letteratura e cinematografia anni ’90 ma che poi vira in direzione di una costruzione in/tangibile, una epitome entro cui il classico costrutto narrativo drammaturgico decade per far posto ad una il/logica successione di eventi e dialoghi. Ciononostante, il lettore, superata l’impasse della percezione dettata dal perturbante, immerso in una amniotica dimensione, prenderà avvio nel mondo de il 7, catapultato sin da subito nel racconto Visite inattese, del 2006, che immediatamente lo metterà in confronto con la prorompenza dell’autore, mentre al surreale si unisce uno strambo fantascientifico che tale non è, tuttavia spiegabile solo attraverso una curiosità in grado di non cedere all’assurdo ma di entrarvi in contatto e seguirlo.

Ed è un susseguirsi di tale rapporto: il lettore, se nelle prime righe di ogni nuovo racconto, resterà sempre un attimo incredulo dinanzi alle parole che, nero su bianco, scorreranno alla sua vista, dovrà poi entrare a far parte, in prima persona, della strategia usata dall’autore per interagire attraverso storie altre che, per quanto travolgenti ma bizzarre, si presentano quale perfetta traduzione metaforica di un reale non sempre più aderente a ciò che dovrebbe essere, come accade in “Petunia” del 2007, in “T’hanno portata via” del 2008, o “La flemma” del 2011, ultimo racconto nella costruzione del volume,  tre storie che fra disaffezioni emozionali e dialoghi alquanto ir/razionali, celano, invece, più realtà di una biografia qualsiasi e sono asservibili all’universalità psicologica di molti di noi al di qua delle pagine stampate. Ed è come se da questo insopportabile presente, carico di passati sbagliati, incerti o pesanti, il 7 offrisse al lettore un varco, una sorta di fuga verso futuri che rimarcano la stagione di una letteratura fantascientifica riproponendosi, però, mediante una articolazione che nel più ampio coagulo di assurdità esistenziale immerge anche i personaggi più fantasiosi, che si rivelano poi quale perfetta allegoria del reale, ponendo il lettore in una posizione di speculazione riflessiva profonda e aderente, per paradosso, al quotidiano, alla vita di ognuno di noi, come succede in particolar modo in “Ab origine” del 2002, “Lato” e “Rito sacrificale”, entrambi del 2003. Quella che potrebbe essere una visione ex post del nostro mondo così come lo conosciamo, invero, non si presenta come panacea ma quanto una sorta di specchio concavo in cui, nonostante gli sforzi, tutti i paradossi continuano ad affastellarsi, creando un amalgama che, in realtà, caratterizza, attraverso il sarcasmo, il senso tragico del dramma vissuto dai personaggi, i quali talvolta gioiscono, talaltra si infervorano portando avanti discorsi elevati, colti eppure privati del loro senso più serioso, ma non per questo mancanti di un messaggio più profondo, veicolato anche da una certa poetica e dolente musicalità, che si scopre essere un quid riconoscibile dell’autore.

Così descritto, Elucubrazioni a buffo! potrebbe apparire un libro difficile, ostico addirittura. Eppure vi assicuro, avendolo letto in anteprima, che così non è.

Certamente è un insieme di storie complesse, che necessitano di più livelli di lettura e di interpretazione ma che, infine, sa donare al lettore uno spazio che dall’assurdo del reale cede il passo al surreale, alla visione grottesca, alla volontà sarcastica e fantasiosa di trovare una direzione che, sebbene già tracciata, riesca in qualche modo a confondere, stupire e lasciar riflettere. Riga dopo riga, racconto dopo racconto, la curiosità del lettore non potrà fermarsi, da un lato per scoprire sin dove l’autore ha spinto i propri personaggi, dall’altro perché la sua maestria risiede in una analisi socio-antropologica svolta attraverso la descrizione di una parodia dell’esistenza umana che, seppur tendenzialmente ridicola, abbisogna di una nuova centratura per schivare tanta bizzarria.

Se nell’empireo di “Ab origine”, il 7 riporta il testo di un componimento lirico titolato non a caso “Patetica” che così recita:

“Sacre e dolci menzogne

Mai più abbandonerete la mia anima,

Mai più!”

 

ciò sta a significare, più ampiamente, che Elucubrazioni a buffo! è, sì, la lettura dell’estate, ma si adatta, come il nero e come l’ironia, a tutte le stagioni.

 

Azzurra Immediato

 

 

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